Anthony Calfo al IV Raduno Nazionale ReefItalia in collaborazione con Elos


Pubblico con grande piacere l’annuncio dato dal carissimo amico Antonio D’Abrosca Aka Adabros, Admin di Reefilalia.net, con il quale rende nota la partecipazione di Anthony CALFO al IV  Raduno Nazionale di ReefItalia che si terrà a Formia (LT) presso la sala conferenze del  Centro CONI il prossimo 4 e 5 aprile 2009 con inizio dei lavori alle ore 09.00.

INGRESSO GRATUITO

Tale evento si realizza con la partecipazione di ELOS, quale Main Sponsor della manifestazione.

Anthony CALFO

Ci abbiamo messo tutto l’impegno possibile. Mesi interi a lavorare per cercare di raggiungere un obiettivo. Dopo tanto penare, finalmente ci siamo riusciti e siamo orgogliosi di potervi finalmente annunciare che al nostro Raduno ReefItalia, avremo uno Special Guest d’eccezione, niente meno che Anthony R. Calfo
Ringraziamo la ELOS per la fattiva collaborazione, che, dal punto di vista economico, ci ha permesso di invitare questo grande personaggio dell’acquariofilia marina.
Anthony Calfo ci raggiungerà direttamente da Pittsburgh-USA e sarà nostro ospite al IV Raduno di ReefItalia dei prossimi 4 e 5 aprile 2009.
Molto conosciuto nell’ambito del reefkeeping, nato nelle Hawaii, vive in Pennsylvania (Pittsburgh-USA). E’ un acquariofilo di lungo corso ed un professionista del settore che gravita attorno al reefkeeping in cui si è dedicato, per la maggior parte dell’ultima decade della sua vita, all’allevamento ed al commercio all’ingrosso di coralli, riproducendo gli invertebrati, grazie ad una sua greenhouse, una serra dedicata ad essi. Anthony Calfo è inoltre autore di libri dedicati ai coralli ed agli invertebrati quali Book of Coral Propagation, Volume 1″
(http://www.readingtrees.com/) & “Reef Invertebrates”, così come di numerosi articoli per la stampa e per vari magazine on line. Viaggia spesso come ospite di Clubs ed Associazioni acquariofile dove tiene seminari interessantissimi. E’ inoltre fondatore, unitamente a Bob Dolan, della Pittsburgh Marine Aquarist Society. Laureato in letteratura inglese alla Carnegie-Mellon University e all’University of Pittsburgh, ha intrapreso tutt’altro percorso nella sua vita, dedicandosi esclusivamente ai coralli, ai pesci e agli abitanti del mare in genere. Ha creato la ReadingTrees con cui crea e distribuisce una rivista periodica dal nome “C…The Journal” su cui pubblica reportages di viaggi personali effettuati in diversi luoghi che hanno a che fare con il mare e le sue creature. Presente quale conferenziere in tutte le edizioni annuali del MACNA del Marine Aquarium Societies of North America e dell’IMAC (International Marine Aquarium Conference), tra gli eventi più importanti a cui ogni reefkeeping ambisce partecipare, in cui effettua soprattutto dimostrazioni sulla coral fragmentation, ovvero, riproduzione tramite la frammentazione dei coralli duri e molli.

Non perdete l‘opportunità di assistere alle sue conferenze che si terranno alla 4^ edizione del Raduno Nazionale ReefItalia del 4 e 5 aprile 2009, presso il Centro di preparazione olimpica del CONI di Formia. Ingresso gratuito.

ReefItalia staff



SITO UFFICIALE WEBRING ELOS


webring Elos



Informazioni aggiuntive sul medoto Elos Purist RB 10-20-30-40-50 e zeoliti Filtra M


La Elos ha reso disponibile una recentissima pubblicazione informativa sull’utilizzo del metodo di gestione reef Elos Purist. Il manuale contiene notizie tecniche aggiuntive ed è il frutto dello sviluppo e delle esperienze di utilizzo del sistema.

Il File è scaricabile cliccando sull’immagine, è in formato PDF, facilmente stampabile e già pronto ad essere rilegato in un simpatico ed assai utile fascicolo da tenere sempre a poratata di mano.



Il Metodo Elos Purist


Ormai da qualche tempo, accanto ai più noti sistemi per la gestione delle vasche reef, si affianca il metodo Purist della Elos.

Elos Purist

Studiato con lo scopo di ricreare in vasca una biomassa stabile ed eterogenea indispensabile per l’allevamento delle specie marine più delicate ed esigenti, il metodo Elos Purist muove le sue mosse dalla considerazione che negli ambienti marini naturali e più popolosi, il livello dei nutrienti è sempre molto basso.

In realtà, è più corretto pensare al metodo Purist come ad una linea di integratori mirati ad alimentare l’intera biomassa a partire dai micro organismi presenti in vasca sino ad alimentare anche i coralli, migliorando così la stabilità biologica dell’intero ecosistema.

Negli acquari allestiti con metodo berlinese, i più indicati ad adottare questo sistema di alimentazione, si ottiene un’acqua ancor più povera di nutrienti inorganici ma ricca di sostanze nutritive assimilabili dagli invertebrati che ne traggono giovamento sia per la crescita sia per la pigmentazione. Si raggiungono così livelli di crescita naturale e con risultati particolarmente soddisfacenti per la colorazione e la salute degli stessi organismi ospitati. In buona sostanza il metodo mira alla salute degli invertebrati, a raggiungere una colorazione molto piacevole e soprattutto ad una crescita naturale e senza scompensi dovuti alla somministrazione sconsiderata di sostanze chimiche che determinano quasi un effetto “dopante” . Effetto che, nel tempo presenta, in molti casi, il proprio amaro conto.

Elos Purist è quindi una gamma completa di integratori basata sull’impiego di enzimi, sporulati e soluzioni nutritive organiche, complete e bilanciate che alimentano tutti gli organismi presenti in vasca ivi compresi gli invertebrati e favoriscono i processi biologici di trasformazione dei nutrienti inorganici.
Alla linea di integratori Purist si abbina un sistema di filtraggio a base di zeoliti in grado di ottimizzare ed amplificare i processi di trasformazione e rimozione degli inquinanti già propria del sistema di conduzione berlinese:

le zeoliti Elos Filtra M.
Ciò comporta, come è dimostrato dall’utilizzo degli integratori Purist, la formazione di colonie batteriche diversificate ed assai stabili e la consistente riduzione di nutrienti inorganici, una migliore qualità generale dell’acqua che diventa anche molto cristallina, l’incremento di batterioplankton ed un’ottimale crescita e pigmentazione specie degli SPS. Tali risultati sono apprezzabili anche dopo un periodo di poche settimane di uso regolare a seguito del quale si apprezza anche una particolare estroflessione dei polipi nonché colori più vividi e naturali.

I cinque integratori che compongono e completano la linea Purist, da utilizzare non necessariamente tutti insieme, hanno il pregio di consentire all’utilizzatore di conoscere cosa sta somministrando alla vasca e quindi di prevederne l’effetto alla luce sia delle specifiche del prodotto che la casa mette a disposizione con dosaggi chiari e precisi sia alla luce degli ordinari canoni di gestione di una vasca reef. Per iniziare con l’utilizzo di questo sistema è sufficiente partire con le zeoliti Filtra M ed i primi due integratori: RB10 ed RB20.

RB10 alimenta la flora ed anche i coralli;

RB20 batteri che si nutrono dell’RB10 e di sostanze organiche, sono i batteri che riducono i nitriti in nitrati;

RB30 alimenta tutti i batteri e i coralli tramite azoto fosforo e carbonio;

RB40 batteri che si nutrono in particolar modo di carbonio sono i batteri che respirano utilizzando i nitriti al posto dell’ossigeno e quindi fanno ridurre i nitrati;

RB50 è un alimento a base di carbonio per tutta la biomassa e i batteri eterotrofi.
Va da se che utilizzando alimenti come RB10, RB30 ed RB50 dovremo ridurre un po’ gli altri alimenti che immettiamo normalmente in vasca per nutrire i nostri coralli evitando così aumenti  di nutrienti.

La possibilità di abbinare questi integratori agli alimenti che comunemente già vengono utilizzati, riducendo opportunamente i dosaggi, costituisce un ulteriore punto di forza del sistema che ha anche il pregio quindi di non “stravolgere” radicalmente il sistema di conduzione della nostra vasca.

Anche il solo utilizzo dell’RB30 in abbinamento al Filtra M e al carbone porterà senza fretta ad un eccellente risultato in termini di crescita, colori e stabilità di valori.

Credo superfluo ricordare che i valori ca, mg, kh, densità, devono essere quelli di un acquario di barriera e che dal momento in cui si utilizza questo sistema diventa importantissimo controllare anche oltre ai soliti no3 e po4 anche i valori di nitriti (no2) e di ammonio (nh4) proprio per le caratteristiche intrinseche dei singoli prodotti.

L’ottimale impiego dell’Elos Purist necessita il rispetto degli ordinari canoni di gestione di un acquario berlinese. Ottima ed efficiente deve essere la schiumazione e l’illuminazione alla quale non può certo mancare un adeguato movimento d’acqua e l’impiego rocce vive di prima qualità, cambi regolari di acqua (nella misura consigliata del 5% settimanale o 10 % ogni 15 giorni) e carbone attivo (usato in piccole dosi ma in maniera costante) ed il monitoraggio attento di No3 e Po4 da abbinare ad un insostituibile “occhio attento” che consenta man mano di leggere le reazioni del sistema vasca e personalizzare l’impiego dei prodotti in relazione ai risultati ottenuti o desiderati.

L’efficacia del sistema Elos Purist si fonda quindi, sostanzialmente, sulla rimozione meccanica dei nutrienti in eccesso operata da un’efficace schiumazione, riduzione “ossidativa” grazie all’impiego da un impianto di illuminazione performante e non inferiore al rapporto di 1,5 w/lt., filtraggio chimico effettuato dalla zeolite ad elevato contenuto di clinoptilotite e dal carbone attivo nonché dal potenziamento della biomassa opportunamente attivata e resa vitale che assicura la trasformazione biologica degli inquinanti.

Il metodo Purist non è un sistema di gestione estemporaneo ma un combinato di soli cinque integratori che tende a stimolare i processi biologici propri della vasca. L’ottenimento dei risultati migliori passa attraverso l’impiego costante del sistema anche già dall’avvio della vasca.
Personalmente ho verificato che dopo esattamente quattro settimane dall’avvio della vasca con inserimento delle rocce e contestuale impiego della linea Purist, la vasca aveva valori assolutamente ottimali. Tra le altre cose in vasche avviate e/o gestite con questo sistema è stata riscontrata la quasi totale assenza di alghe proprio in ragione della bassissima concentrazione di nutrienti inorganici che si riesce ad ottenere.

Sebbene nella maggior parte dei casi i primi risultati siano apprezzabili anche dopo sole poche settimane dall’inizio dell’utilizzo del sistema, il tempo massimo riscontrato per la “conversione e regolarizzazione” degli equilibri biodinamici di alcune vasche è stato anche di 8 o 12 mesi. Si è trattato comunque di casi limite.

Certo è un sistema i cui prodotti sono realizzati su base assolutamente naturale. Ciò comunque non deve trarre in inganno poiché essendo prodotti efficaci, si possono riscontrare in caso di sovradosaggio degli integratori sofferenze o addirittura perdite degli invertebrati  più deboli.
Il sistema Purist si compone di 5 prodotti ai quali vanno aggiunti un ottimo carbone attivo e le zeoliti Elos Filtra M che effettivamente sono molto particolari. Oltre ad avere infatti una granulometria abbastanza singolare, molto sottile, non necessitano di essere smosse come accade con l’impiego più noto di tale analogo materiale, essendo sufficiente utilizzarlo all’interno di un filtro a letto fluido attraversato da un flusso d’acqua orientativamente intorno ai 600 lt/min. di portata.

Sono prodotti di composizione naturale che in fase di impiego “a regime” non legano l’utilizzatore a rigidi dosaggi ma questi possono essere variati senza alcun problema in base alle reazioni ed alle necessità  della vasca.

Resta comunque invariata la necessità dell’impiego di ottimo sale, acqua di osmosi e l’integrazione ordinaria di calcio, stronzio, magnesio, iodio e boro secondo necessità e consumo…quanto basta!

E’ proprio questo il punto di forza del sistema ovvero lasciare libertà e flessibilità di impiego dei prodotti, non necessariamente tutti i cinque, facendo salva la gestione più tradizionale e sperimentata del sistema berlinese.

Come è tradizione di Elos è molto raffinato il confezionamento dei singoli prodotti  già dotati di siringhe i misurini di precisione per loro dosaggio. Il loro costo può sembrare al disopra della media di analoghi prodotti ma è da evidenziare che gli integratori Elos Purist sono molto concentrati e vengono pertanto impiegati in dosaggi assolutamente minimali che consentono una lunga durata delle singole confezioni. In media, per una vasca di circa 400 litri, la durata dei prodotti impiegati seguendo i dosaggi consigliati dal produttore si aggira intorno ai due mesi.

Ringrazio Roberto Parisi per aver concesso l’utilizzo delle fotografie della propria vasca condotta con l’utilizzo del sistema Purist.

Marco Strazzeri

L’articolo è stato pubblicato sul numero 1/2008 della rivista Reefitalia Magazine:

Reefitalia Magazine



IKS, un controller per il nostro acquario


Foto introduzione

di Marco Strazzeri aka Marcosail

Ormai da tempo presente sul marcato europeo e prodotto della tedesca Iks, rappresenta forse l’antesignano dei controller elettronici per la gestione integrata dell’acquario.

Il sistema è composto da una centralina denominata Aquastar alla quale si connettono le varie sonde di controllo mediante interfaccia dedicata. Un piccolo display a matrice di punti e retroilluminato e la sottostante tastiera, consentono le operazioni di programmazione e la visualizzazione dei dati rilevati dalle sonde collegate nonché le operazioni di loro taratura.

IksEffettivamente è da dire che le ingenerose dimensioni del display e la possibilità di visualizzazione dei dati su solo 2 righe, non agevolano certo le operazioni di programmazione anche in considerazione della scarsa maneggevolezza del dispositivo al quale sono innestate le interfacce delle sonde che lo rendono ancor meno maneggevole.
Tuttavia, oltre    a consentire il collegamento diretto di 8 sonde e la contestuale possibilità di gestire simultaneamente 4 ciambatte multipresa (16 utenze elettriche in totale) sia dimmerabili sia O/I offre la possibilità di collegare un display separato disponibile sia ad una giga di visualizzazione a scorrimento sia a 4 righe sovrapposte; display tuttavia dal ragguardevole costo. Ancora, sono disponibili interfacce SMS per la ricezione dei parametri registrati dal sistema e contestuale invio con messaggio all’utenza cellulare impostata che necessita comunque di collegamento ad un telefono cellulare GSM (Siemens), Il modulo denominato “Simmod” permette di pilotare sino a 4 utenze diverse dimmerabili a 10V come pompe di movimento e lampade T5 dotate di  ballast elettronico con funzione dimmer.

Iks

Il software del controller, per la versione commercializzata in Italia dal concessionario Aquaristica di Bologna, è in Italiano e la stessa Azienda offre il servizio di aggiornamento del firmaware. Operazione che è eseguita dallo dallo Servizio Assistenza per avere garanzia del mantenimento della lingua italiana.

E’ da dire che il sistema IKS negli ultimi ha risentito di una battuta d’arresto nello sviluppo delle “periferiche” ovvero di quei dispositivi quali moduli WI-FI e connessioni USB che lo avrebbero adeguato ai tempi. Il cavo di collegamento al PC è infatti ancora con interfaccio seriale RS232 alla quale tuttavia può essere connesso un adattatore USB posto che i Pc di recente costruzione non dispongono più di tale porta di collegamento. Ciò lo pone in una posizione inferiore rispetto ai suo diretti concorrenti quali Limulus, Aquatronica e Biotopus II della Elos.

La mancanza di tali dispositivi e della possibilità di collegarlo a rete multimediale tramite connessione ethernet (se non tramite un PC  a ciò dedicato), lo pongono quindi in oggettiva posizione di vetustà rispetto ai concorrenti Aquatronica e Limulus che al contrario godono di uno sviluppo costante degli accessori e del software.

La sua programmazione, oltre a poter essere operata utilizzando direttamente la tastiera del controller, tuttavia poco pratica, è possibile effettuarla tramite un software realizzato dalla Matuta www.matuta.com, il quale ha comunque un costo poco inferiore ai sessanta euro con licenza di utilizzo per un anno rinnovabile per un secondo versando ulteriori 5 euro circa. Disponibile, nemmeno a dirlo… solo in lingua inglese e tedesca.

E’ possibile programmare singolarmente ogni presa elettrica delle ciabatte collegate abbinando una (e solo una) funzione in base ad un determinato dato rilevato dalle sonde. E’ possibile pilotare quindi un valvola solenoide di un impianto Co2 collegato ad un reattore di Ca, pilotare un denitratore abbinandolo alla sonda Redox oppure pilotare un impianto di rabbocco automatico utilizzando l’ottimo sensore di livello a lettura ottica.

Punto a favore di questo sistema è che la concessionaria per l’Italia lo fornisce in comodato d’uso per 4 anni versando una somma inferiore ai 300 euro. Al termine del periodo di utilizzo l’apparecchio può essere trattenuto e la somma versata ne costituisce una sorta di  “prezzo di riscatto” oppure può essere restituito ad Aquaristica ottenendo la restituzione di una somma di poco inferiore a quella versata 4 anni prima.  Il sistema in questo caso, comunque viene fornito sprovvisto di sonde e ciabatte multipresa che devono essere acquistate separatamente e che rimarrebbero comunque e sempre di proprietà dell’utilizzatore … ed inutilizzate in caso di sua restituzione.

Iks

L’affidabilità del sistema è tuttavia buona considerati tutti i limiti derivanti dalla mancanza di un adeguato sviluppo costante del software in lingua italiana da parte di Iks. Firmware in inglese e tedesco sono sempre invece disponibili.

Le impressioni di utilizzo sono comunque positive, gli accessori sono ben curati nella fattura e le sonde dedicate di buona qualità sebbene il loro costo non possa definirsi certo “economico”.

Iks

Iks

Iks

Vi è comunque  la possibilità di acquistare sonde Ph e redox di altre marche così come anche sonde temperatura, purchè con connessione BNC sempre se si è già in possesso delle rispettive interfacce di collegamento che invece sono “proprietarie”.

Indubbiamente, negli ultimi tempi, questo sistema ha perso importanti quote di mercato ma se si è disposti a rinunciare agli ultimissimi accessori tecnologici di ultima generazioni (WI-Fi o connessione diretta alla rete tramite connettore ethernet) accontentandosi di un dispositivo che comunque fa ancora egregiamente il proprio lavoro, è possibile anche trovare ottime occasioni sul mercato dell’usato prestando comunque attenzione alla qualità delle sonde “deperibili” quali Ph e Redox che è sempre consigliabile acquistare nuove e separatamente.

Marco Strazzeri

L’articolo è stato pubblicato sul numero 4/2007 della rivista Reefitalia Magazine:

Reefitalia Magazine



Tecnica: Strumenti e misurazioni in Acquario


di Marco Strazzeri aka Marcosail

Introduzione

Ormai da tempo il progresso tecnologico ha investito inesorabilmente, innovando di continuo, le strumentazioni elettroniche utilizzate per effettuare le misurazioni dei parametri fisici e chimici di composti in ogni stato: liquido, gassoso, solido, colloidale.

Tali tecnologie, rese disponibili a prezzi sempre più popolari, hanno finito per lasciare i locali asettici e super attrezzati dei laboratori per entrare di prepotenza nelle nostre case ed aiutarci a gestire in maniera accurata e scrupolosa i nostri acquari trasformandoci a volte in veri e propri “farmacisti” dell’acquariologia.

Gli strumenti forniscono dati ed i dati vanno interpretati e contestualizzati nell’organicità delle soluzioni (l’acqua delle ns. vasche) oggetto di analisi. “Molti dati, uguale nessun dato” qualche illustre Analista ha asserito…volendo significare che una moltitudine di dati misurati in maniera disomogenea non hanno attendibilità e non consento di delineare con precisione il quadro fisico e chimico della sostanza analizzata.

I dati forniti dagli strumenti elettronici di misura

I dati forniti dagli strumenti elettronici di misura sono appunto informazioni finali rilevate dall’analisi di processi elettronici che lo strumento effettua in automatico. Volendo ricorrere ad una semplice metaforaanalogia, il nostro strumento funziona un po’ come il senso olfattivo dell’essere umano: il naso (sonda) effettua la lettura, il cervello (Chip) elabora il dato), la bocca (display) pronuncia o visualizza il risultato finale.

Al semplice gesto di inserire la sonda nell’acqua, accendere lo strumento ed attendere la visualizzazione del risultato effettivamente si contrappone una complessa e macchinosa procedura automatica che consente di rilevare il dato della misura. Tanto più accurato e prossimo al reale sarà tale dato tanto più accurate dovranno essere le operazioni di manutenzione, taratura e misurazione . Ciò ci fa comprendere quanto importate sia utilizzare un “naso” rappresentato dalla sonda in perfetta efficienza e quanto essenziale sia che la lettura da questa effettuata sia elaborata correttamente dalla “mente” rappresentata dal chip che deve essere accuratamente tarato.

Ci occuperemo quindi della manutenzione ed affidabilità delle sonde utilizzate e delle operazioni essenziali da compiere per tarare correttamente i nostri strumenti e volte adonde ottenere dati che siano i più prossimi possibile alla realtà. Ogni strumento infatti ha dei piccoli margini di errore nelle misurazioni che vengono denominati “tolleranza”; certo insignificanti ma di rilevanza assai diversa se aggiunti ad errori derivanti da tarature approssimative e misurazioni fatte in maniera grossolana.

Ciò introduce due nozioni che utilizzeremo per descrivere la qualità delle nostre misurazioni:

PRECISIONE: Si riferisce al grado di concordanza tra i risultati di letture successive. La precisione è generalmente espressa come deviazione standard (SD).

ACCURATEZZA: Si riferisce alla vicinanza del valore misurato al valore reale.

“Sebbene una buona precisione suggerisca una buona accuratezza, le misure precise possono essere inaccurate”.

Inizieremo quindi il nostro percorso occupandoci della misurazione del ph che è tra i valori più importanti e quelle maggiormente effettuaterilevati in acquariologia, con l’utilizzo di strumenti elettronici.

Struttura di un elettrodo (sonda) ph

Hanna InstrumentsGli elettrodi ph comunemente utilizzati si compongono di una parte deputata alla lettura denominata “semicella o elettrodo singolo ph” a potenziale variabile in relazione all’attività degli idrogenioni H+ in soluzione ed una parte preposta alla comparazione denominata “semicella o elettrodo di riferimento” a potenziale stabile e costante.

Le due semicelle sono ormai assemblate a formare un unico elettrodo che si definisce quindi “Elettrodo combinato” proprio perchè formato da entrambe le semicelle. In tale elettrodo combinato, che tutti conosciamo con il nome generico di “sonda”, l’elettrodo singolo ph è posizionato all’interno dell’elettrodo singolo di riferimento. Cosicché l’elettrolita di riferimento mantenga il costante contatto elettrico con la soluzione campione mediante un setto poroso.

Caratteristiche tecniche degli elettrodi ph

Gli elettrodi (sonde) sono costruiti in materiali differenti. I più comuni in commercio sono quelli costruiti in vetro poiché tale materiale consente pulizia rapida ed accurata nonché l’utilizzo a temperature elevate grazie proprio all’elevatissima temperatura di fusione del vetro. Le sonde che generalmente appaiono costruite in materiale plastico possono effettivamente essere realizzate o in un polimero denominato “Kynar” o in materiale epossidico. Il “Kynar” è un materiale atossico ed è destinato alla costruzione di sonde per uso alimentare grazie proprio alle particolari garanzie di atossicità di tale materiale. Le sonde invece costruite in semplice resina epossidica sono molto resistenti e per questo utilizzate per le misurazioni “in campo”, durante le quali non possono essere trattate con particolare riguardo.

Abbiamo parlato poi del “Setto poroso” o giunzione porosa (detto anche diaframma) che è generalmente costruito in materiale ceramico con diverse tipologie di realizzazione in base all’utilizzo cui gli elettrodi sono destinati.

Altro elemento di spicco nella morfologia della sonda è la forma che ha la sua punta. Ve ne sono di diversa forgia e la scelta è sempre relativa all’utilizzo che se ne desidera fare. Alcune sonde hanno punta sferica e sono generalmente indicate per le misurazioni in soluzioni acquose grazie alla maggiore superficie di contatto che offrono tra la sonda stessa e la soluzione. Vi sono poi sonde con punta conica particolarmente utilizzate nel settore alimentare e per l’esecuzione di misurazioni su prodotti semisolidi o allo stato colloidale (formaggi di ogni tipo o carni in genere). Ancora, vi sono sonde a punta completamente piatta utilizzate in dermatologia per le misurazioni su cute o peli o nell’industria cartaria per le misurazioni del ph su campionature di carta.

Hanna InstrumentsNon voglio scendere in ulteriori approfondimenti tecnici relativi alle tipologie di “Giunzioni”; mi limiterò ad indicare che le giunzioni degli elettrodi ph possono essere di tipo singolo, doppio o triplo in base all’utilizzo cui la sonda è destinata. Per chi fosse interessato all’argomento posso indicare dove reperire ulteriori notizie a tal riguardo.

Esaminato la, un breve cenno va dedicato ai vari tipi di connettori che collegano la sonda stessa allo strumento. Sono connettori conformi a standard internazionali e tra questi il connettore tipo BNC (tra i più diffusi) con polo centrale e ghiera girevole con blocco a scatto. Altro connettore, meno diffuso e riservato in generagli strumenti da laboratorio è il connettore tipo DIN che è conforme allo standard USA ed utilizzato nei phmetri destinati al mercato di questi paesi.

Pulizia e manutenzione degli elettrodi ph

Sarà capitato spesso nello scartare un nuovo elettrodo ph di rimuovere il cappuccio protettivo e trovare all’interno del cappuccio una soluzione (di conservazione) e dei depositi salini sulla punta dell’elettrodo. Nulla di più normale! Per la conservazione a lungo termine degli elettrodi si suole stoccarli con la punta immersa in una soluzione salina che la preserva dal deterioramento. I depositi salini che si formano si rimuovono sciacquando l’elettrodo sotto l’acqua corrente del rubinetto.

Durante il periodo di giacenza in magazzino dell’elettrodo e sino alla sua commercializzazione ed utilizzo, possono intercorrere anche diversi mesi. Per tale ragione e specie durante le fasi di trasporto, possono formarsi sulla superficie del bulbo di vetro delle microbolle di aria.
E’ buona norma pertanto, prima di utilizzare una nuova sonda ph o una sonda conservata in maniera adeguata e per lungo tempo, agitarla energicamente così come si fa per abbassare la temperatura di un termometro a mercurio. Così, si potranno eliminare le eventuali microbolle di aria formatesi sulla superficie esterna del bulbo.

La conservazione di una sonda ph effettuata in maniera corretta prevede che la sua punta sia costantemente immersa nella soluzione salina di cui parlavamo prima. Spesso però accade che per trascuratezza, la sonda venga abbandonata così come estratta dalla vasca o al più dopo essere stata sciacquata brevemente sotto acqua corrente e poi depositata in un cassetto. Il  bulbo e la giunzione non devono MAI RESTARE ASCIUTTI a pena di danneggiare gravemente l’elettrodo sino a renderlo inutilizzabile. Tuttavia, sonde conservate senza precauzione e lasciate asciutte possono essere riattivate immergendole almeno per tutta la notte (qualcuno dice anche un’ora) nella soluzione salina di stoccaggio per poi ripetere le procedure descritte in precedenza. Mi sembra il caso tuttavia di evidenziare che è assolutamente SCONSIGLIATO conservare l’elettrodo in acqua distillata. Per la conservazione dell’elettrodo, una volta pulito, sarà sufficiente inserire alcune gocce di soluzione di stoccaggio all’interno del suo cappuccio che, si badi, va sempre conservato con cura!

Vi sono in commercio ad un costo senza dubbio più elevato, destinati ad usi professionali di laboratorio, elettrodi ricaricabili. In tali elettrodi vi è infatti la possibilità di reintegrare o sostituire, se necessario, la soluzione elettrolita. Quando questa infatti, consumadosi, scende a circa 1 cm al disotto del foro del foro per il suo riempimento, andrà necessariamente rabboccata. Tale operazione andrà effettuata con l’ausilio di una siringa o di una pipetta da laboratorio riempita con la soluzione indicata dal costruttore e specifica per elettrodi con “doppia giunzione”. Qualora ci si accorgesse che la soluzione interna è inquinata e/o sono visibili particelle in sospensione, la soluzione andrà sostituita nel modo che segue. Si provvederà a svuotare l’elettrodo della vecchia soluzione con una siringa, si sciacquerà l’interno dell’elettrodo con un po’ di soluzione nuova e poi lo si riempirà nuovamente sino  al livello del foro di riempimento avendo cura che non si formino bolle d’aria al suo interno. L’elettrodo così trattato, prima di essere nuovamente utilizzato per effettuare misurazioni, andrà immerso in soluzione di conservazione per almeno 24 ore e poi nuovamente tarato utilizzando soluzioni buffer fresche e di ottima qualità; meglio se certificate e con data di scadenza lontana.

Per effettuare misure accurate del ph utilizzando elettrodi con strumenti elettronici, dopo esserci assicurati della taratura perfetta e dell’ottimo funzionamento dell’apparecchio, sarà opportuno sciacquare bene il bulbo sensibile con acqua distillata (meglio se bidistillata), immergerlo per almeno 4 cm in un beaker con la soluzione da misurare, agitarlo delicatamente per almeno 30 secondi avendo cura di non far urtare la punta dell’elettrodo contro le pareti del contenitore per non danneggiarlo, ammaccarlo o graffiarlo. Per misure particolarmente accurate sarà necessario, dopo aver sciacquato la sonda in acqua bidistillata, “avviare” la sonda sciacquando dapprima il bulbo con un po’ di soluzione da esaminare e poi procedendo come sopra per eseguire la misura.

Hanna InstrumentsPer garantire lunga vita alle nostre sonde è consigliabile pulire l’elettrodo quando non lo si usa da diverso tempo o le sue misurazioni sembrano essere non affidabili o la risposta è lenta. Ciò è consigliabile fare specie se l’elettrodo è costantemente immerso nella vasca dove, depositi proteici o algheari, possono comprometterne il corretto ed affidabile funzionamento. Vi sono in commercio diverse soluzioni per la pulizia degli elettrodi ph da scegliere in base alle esigenze ed in relazione alle sostanze che vengono sottoposte a misura. E’ quindi necessario scegliere una corretta  soluzione di pulizia entro la quale l’elettrodo andrà immerso almeno per 2 ore prima di procedere con le operazioni di taratura e riutilizzo.

Qualora dopo aver effettuato tutte le operazioni di pulizia descritte ovvero la riattivazione e l’eventuale rabbocco/sostituzione della soluzione di riempimento permangano ancora difficoltà nella taratura o l’inaffidabilità delle misurazioni, sarà necessario controllare visivamente il bulbo della sonda che se  lesionato o graffiato renderà necessaria la sostituzione dell’intera sonda.

La sonda dovrà essere sostituita anche se le operazioni di riattivazione con la soluzione salina di stoccaggio precedentemente descritte non avessero sortito alcun effetto.

Tuttavia prima di buttare nella pattumiera la sonda è sempre opportuno accertare la perfetta pulizia dei connettori sonda/strumento. Se incrostati, pulirli con cura utilizzando prodotti per la pulizia dei contatti elettronici in vendita nei negozi specializzati. In caso contrario, sarà necessario rassegnarsi alla sostituzione.

Ultimo consiglio è quello di accertarsi sempre della perfetta carica delle batterie dello strumento prima di compiere qualsiasi tipo di operazione!!!

Durata e calibrazione delle sonde, affidabilità delle misure ph

Si ritiene spesso, erroneamente, che le gli oggetti costosi come gli elettrodi ph abbiano vita eterna o possano essere inseriti nel nostro testamento…così non è!!!

Mediamente la vita di un elettrodo ph di buona qualità varia da un minimo di 2 anni ad un massimo di 4 anni sempre che venga mantenuto in perfetta efficienza, conservato adeguatamente, pulito e calibrato con frequenza. Contrariamente, occorrerà acquistare un nuovo elettrodo anche ogni 6 mesi.

La calibrazione di un elettrodo ph è correlata all’uso che se ne fa, al grado di precisione desiderato, al tipo di sostanze oggetto di misurazione. La necessità di ricalibrare sarà quindi relativa al tipo di impiego dello strumento. Nei laboratori “seri”, si usa pulire e calibrare gli elettrodi anche ogni giorno e specie se si effettuano misure a catena e/o in sostanze con valori ph molto diversi tra loro. Tuttavia credo che nel settore acquariologico, sia sufficiente calibrare gli elettrodi anche ogni 15 giorni; sicuramente quando i valori non sono stabili o appaiono inattendibili.

Per calibrare gli strumenti ph si utilizzando soluzioni buffer a valore standard. Per tarare correttamente gli elettrodi è necessario scegliere soluzioni buffer con ph abbastanza prossimo a quello che riteniamo trovare durante le nostre misurazioni. Ciò perché il setting dello strumento consente di avere misure tanto più accurate quanto più prossime al valore della soluzione buffer utilizzata per la taratura. In buona sostanza, se nelle nostre vasche sappiamo esserci un ph tendenzialmente compreso tre 6 e 7, sarà opportuno tarare il phmetro con soluzione buffer da 7,01 o se possibile effettuare la taratura su due punti, utilizzando a tal fine le soluzioni buffer con valore ph 7,01 e ph 4,01. Ciò consentirà di approssimare il più possibile la taratura dello strumento al valore che troverà nella soluzione da misurare ovvero nell’acqua della nostra vasca. Parimenti, se ci troveremo ad effettuare misurazioni del valore ph in soluzioni che sappiamo possano avere una valore molto alcalino e quindi lontano dal ph 7, tareremo lo strumento su un solo punto utilizzando la soluzione buffer a ph 10,01. Ridurremo così l’errore proprio dello strumento poiché  il valore trovato sarà molto prossimo al valore di taratura. In altre parole, più ci si allontana dal valore “punto” di taratura è maggiore sarà l’approssimazione della misura.

Sonde per misurazione del potenziale redox

Non danno grandi problemi di utilizzo e taratura le sonde per la misurazione del potenziale di ossidoriduzione. Anche queste vanno mantenute e conservate in modo adeguato così come illustrato per le sonde ph. Le sonde redox sono soggette soltanto minimamente al decadimento delle prestazioni e delle loro caratteristiche. Sarà comunque opportuno verificarne periodicamente il corretto funzionamento effettuando una misurazione (ed eventuale taratura) in soluzione a valore redox prefissato. Tanto specie per quelle sonde utilizzate in abbinamento a dispositivi redoxcontroller interfacciati ai denitratori.

Misurazione del valore di conducibilità

La conducibilità di una soluzione viene misurata utilizzando uno strumento denominato conduttivimetro. Tutti conosciamo l’importanza e la definizione di tale valore, pertanto sorvolerò su tali nozioni. Effettivamente, la misurazione di tale valore è fortemente influenzata dalla temperatura della soluzione esaminata. Proprio per tale ragione la maggior parte dei conduttivimetri per uso acquaristico e la totalità di quelli da laboratorio, sono dotati di sistemi di compensazione automatica della temperatura. Tuttavia è necessario soffermarsi sulle modalità di esecuzione di tale misura, sulla taratura della sonda, sulla sua manutenzione.

La misurazione del valore di conduttività non andrebbe fatto direttamente in vasca, bensì prelevando un campione d’acqua da misurare utilizzando preferibilmente un beaker in vetro, in pirex, in duran o in plasticaccia, ovvero in materiale inerte.

Immergere quindi la sonda nel beaker ed attendere almeno 5 minuti se la temperatura ambiente (… quindi della sonda) e la temperatura della soluzione si crede possano differire di più di 5 °C. Questo per consentire allo strumento di attivare efficacemente il dispositivo di cui è dotato e compensare automaticamente la temperatura. Attendere sempre che il valore si stabilizzi avendo cura che attorno alla soda non si formino piccole bolle d’aria durante la sua immersione nella soluzione campionata. Per eliminarle sarà sufficiente battere con delicatezza la sonda sulle pareti del beaker e verificare l’uscita dell’aria; operazione questa da compiere sempre e comunque in via cautelare per essere certi di ottenere dati precisi.

La sonda non necessita di particolare manutenzione avendo tuttavia cura di non graffiarla o danneggiarla durante le operazioni di pulizia o di rimozione dei detriti più tenaci in caso di immersione continua in soluzioni aggressive.

Anche per la taratura della sonda del conduttivimetro valgono le considerazione fatte per le operazioni analoghe per le sonde ph. Si dovrà scegliere una soluzione di taratura che sia il più prossima possibile ai valori che ci aspettiamo di dover misurare.

Spesso i conduttivimetri usati in acquariologia vengono tarati con soluzione a 1413 microsiemens a 25°. Il mio conduttivimetro da laboratorio riportato in foto, lo taro con una soluzione a 84 microsiemens a 25 °C. Ciò perché è la più prossima ai valori che generalmente troviamo in vasca o nell’acqua che trattiamo. E’ da dire che tali sonde non sono soggette a decadimento delle prestazioni tranne se non danneggiate meccanicamente, graffiate o eccessivamente sporche. La calibrazione del conduttivimetro andrà effettuata in caso di sostituzione della sonda, di misure in serie effettuate in soluzioni con valori di cond. molto diversi tra loro ed avendo cura di sciacquarla bene prima in acqua bidistillata per rimuovere sedimenti e depositi della misurazione precedente, asciugarla con un panno morbido e non abrasivo  e procedere poi con le operazioni di taratura.

Il mio conduttivimetro
HANNA INSTRUMENTS  HI 9033

La misurazione della temperatura in vasca: Strumenti a confronto

La temperatura della vasca rappresenta uno dei parametri fondamentali da curare per l’allevamento dei pesci ed in particolare per il discus. Anche in questo caso è importante ottenere misurazioni accurate ed affidabili.
Come è noto è pressoché impossibile avere una temperatura perfettamente omogenea dell’acqua a causa di quel fenomeno ben conosciuto come stratificazione che fa spostare verso l’alto gli strati più cadi di acqua e verso il basso quelli più freddi. La misura della temperatura sarà quindi influenzata anche dalla “quota” che viene campionata sebbene i valori di differente riscaldamento dell’acqua possano essere considerati irrilevanti nella gestione della nostra vasca.

Tuttavia, tali considerazioni, assumono rilevanza nel giustificare il perché sia sconsigliato l’utilizzo di termometri ad infrarossi per la misurazione (accurata) della temperatura in un acquario. Tali strumenti, per le peculiarità di funzionamento che vedremo più innanzi, tendono a misurare la temperatura dello strato limite dell’acqua, che viene a contatto col fascio di infrarossi, ed è soggetto al continuo riscaldamento per irraggiamento ed in parte convezione esercitato dall’illuminazione.

Tanto maggiore sarà la potenza (watt) dell’illuminazione, tanto più apprezzabile sarà tale fenomeno e parimenti imprecisa sarà la misura effettuata con i termometri digitali ad infrarossi.

Per l’utilizzo in vasca sono da preferire i termometri tradizionale ad alcool oppure quelli in opale.  Per chi invece appressasse anche in questo campo l’utilizzo di apparecchiature elettroniche non ha che l’imbarazzo della scelta.

E’ da dire che i termometri a termistore offrono maggiori garanzie di accuratezza e precisione nella misurazione. Ormai, nella pratica di laboratorio i termometri classici sono pressoché spariti o utilizzati per usi assai particolari.

Tra i vari termometri a termistore in commercio, ho acquistato un termometro dotato di sonda separata in metallo e di lunghezza pari a 20 cm circa proprio per evitare che le misure effettuate, siano viziate da

quel fenomeno di stratificazione dell’acqua di cui si accennava prima. In tal modo la sonda riesce a campionare una buona porzione d’acqua rendendo il risultato più accurato.
In foto ho riportato il termometro di precisione che posseggo al fine di meglio indicare la sonda metallica idonea all’utilizzo in acquariologia.

Misure eseguite con termometri a raggi infrarossi

Tra gli ultimi ritrovati della tecnologia metristica annoveriamo i termometri a raggi infrarossi. Tali apparecchi, dalla grande flessibilità e praticità, consentono misure molto rapide con la particolarità di essere effettuate a distanza o senza contatto con il campione sottoposto a misurazione.
Ciò consente di utilizzarli in tutti quegli impieghi che non consentono o sconsigliano il contatto tra campione e sonda come ad esempio negli usi industriali per controllare la temperatura di ingranaggi meccanici in movimento, per misurare la temperatura di quadri elettrici ad alta tensione, per monitorare gli alimenti durante i controlli effettuati nella “catena del freddo” o in fase di produzione.

Tale misure vengono sostanzialmente effettuate con l’emissione di un fascio circolare di raggi infrarossi sul campione da testare. La distanza corretta di misurazione è determinata da un coefficiente ottico che è dato dal rapporto tra la distanza del sensore e il diametro della superficie di cui il termometro misura la temperatura media. In genere, negli strumenti comunemente utilizzati tale rapporto è di 3:1 ovvero che una misurazione effettuata a 15 cm dal campione indica la temperatura media della circonferenza centrata nel punto mirato ed avente raggio pari ad 1/3 della distanza cioè 5 cm. Per ottenere maggiore precisione sarà necessario avvicinarsi con il termometro al campione, sino a raggiungere la distanza minima consentita ed indicata dal costruttore: in genere 3 cm.

La precisione delle misurazioni dipende dal “coefficiente di emissività” dallo strumento che deve essere adeguato al materiale di cui è costituito il campione esaminando. Le superfici particolarmente riflettenti o trasparenti, non possono essere testate con questo tipo di apparecchi se non previa adozione di particolare accorgimenti consistenti nel ricoprire la superficie campionata con adesivo scuro…soluzione improponibile in acquariologia!!!

Qualora si potesse tuttavia ovviare a tale difficoltà, permangono le valutazioni di opportunità di utilizzare questo tipo di strumenti in relazione ai fenomeni di stratificazione della temperatura dell’acqua. Si immagini a quanto importante sia questo fenomeno in quelle vasche (ad es. reef) che contano su una potenza di illuminazione anche di 1000 watt su una superficie di poco superiore ad 1,5 mq e prodotta da incandescenti lampade ad alogenuri metallici Hqi…assolutamente improponibile!!!

Spero di aver contribuito, con questo mio lavoro, a chiarire alcuni dubbi frequenti sull’uso, la manutenzione e le operazioni di misura dei valori in acquario.

Marco Strazzeri

L’articolo è stato pubblicato sul numero 3/2007 della rivista Reefitalia Magazine:

Reefitalia Magazine


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